TACCHETTO 21: INTERVISTA A BEATRICE CAPOMAGGI

20 Febbraio 2020

 

Questa rubrica è un mosaico di ritratti femminili. Filo conduttore la palla ovale, incontrata in modi e circostanze di vita diverse, e il racconto della donna come sportiva ed eterna fonte d’ispirazione.

BEATRICE CAPOMAGGI

ph. Luca Spoleti

Beatrice Capomaggi è secondo centro e Capitano della Prima Squadra  Femminile dell’Unione Rugby Capitolina e primo centro della Nazionale. Il 29 aprile del 1997 alle ore 10.00 attraversa il canale del parto e abbandona l’utero materno accompagnata da sua sorella Camilla. Un esordio in grande stile: sono belle, vivaci, femmine, eterozigote. 

Alla prima convocazione per il prelievo, l’infermiera le buca il piedino, Beatrice si volta e le assesta un’occhiata che disorienta persino il padre: quello sguardo sarebbe rimasto invariato, a farle da scudo sul mondo esterno per sempre.

Ventidue anni dopo avanza sul piazzale dell’URC in una mattina di febbraio, con un’aria da Crips gang di Los Angeles, fresca di doccia. Lo sguardo serio, diretto, la pelle chiarissima, gli occhi color rame come i capelli, sparsi sul collo di un montone nero: grazie a Dio, viene da pensare, non devo giocarci contro.

Si siede, ordina un caffè e inizia a parlare. Elenca i suoi dati anagrafici con tono fermo, le chiedo da chi abbia ereditato quei colori e la spolverata di lentiggini che ha sul naso, esclude i genitori, le chiedo allora della nonna: si morde il labbro inferiore, il mento le trema, gli occhi si fanno traversi e lucidi. Dal quel momento un pianto da bambina le si annoda in gola. Non la abbandonerà per l’intera intervista.

Beatrice, puoi dirci di più sulla tua vita, la tua famiglia?

Ho vissuto sempre a Frascati, frequentando l’Istituto Tecnico e adesso studio alla facoltà di Scienze Motorie a Tor Vergata, alleno l’under 10 al Rugby Frascati Union, lavoro due volte a settimana in un ristorante a Rocca di Papa. 

I miei genitori sono molto simili: persone pratiche, presenti, se pure poco espansive nel manifestare l’affetto. So che anche mia nonna era così con mia madre, ma con me no: come spesso accade con i nipoti con me era diversa, affettuosa, eravamo legatissime. Era una baronessa molisana, viveva in un castello, le piaceva essere sempre in ordine, tutti la amavano: per qualche tempo dopo la sua scomparsa ho smesso di allenarmi, al mio rientro tutto mi ricordava lei, il prato, il cielo, tutto.

Mia madre lavora nello studio notarile di mio zio, mio padre è stato sempre un grande sportivo, ha fatto judo, rugby e ciclismo, è rappresentante di marche di biciclette: va in bicicletta sin da piccolo, mio nonno era preparatore atletico di ciclismo.

La mia gemella Camilla è l’opposto di me, più svagata forse, insieme abbiamo fatto molti sport insieme, da piccola la proteggevo sempre. Con Francesco, il maggiore, salivo sugli alberi, mi buttavo dai muretti, correvo in discesa con la bici. 

La cosa peggiore che avete combinato?

Una volta ci siamo avventurati lungo il fosso che collegava casa nostra al Monte Tuscolo, la montagna dei Castelli Romani: tutto ci sembrava misterioso, persino vecchi palloni tirati dalla scuola di fronte o copertoni di bici; scendemmo in quel luogo proibito dove arrivavano addirittura i cinghiali, Francesco mi appoggiò un serpente sul polso, a mia sorella lo arrotolò come bracciale. Fortunatamente, da grande esperto di natura, sapeva riconoscere quelli innocui!

Come immagini l’esperienza della maternità.

Come la possibilità di sentire che qualcosa mi appartiene davvero e restituire ad un altro essere umano quello che mi è stato dato.

Cosa ti piace fare nel tempo libero? 

Fare sport: andare a cavallo, giocare a calcio, pallavolo, pattinare, sciare, sono andata qualche volta a fare surf e mi piacerebbe rifarlo. Da ragazzina ho fatto Judo arrivando alla cintura marrone. 

Da quanto giochi a rugby? 

Ho iniziato nel Frascati in u 16: ho fatto molte selezioni, crescendo a livello rugbistico grazie a Leila Pennetta (ha allenato e giocato al Cus Roma come terza linea, alcune presente in Nazionale nello stesso ruolo) grande punto di riferimento, che mi ha responsabilizzato facendomi capitano della Selezione Lazio. 

In seguito sono stata vista e convocata in Nazionale under 18, con cui ho fatto due Europei. Ho giocato nella Nazionale di Beach Rugby partecipando nuovamente a due Europei. A 18 anni sono entrata in Prima Squadra, prima al CUS Roma poi alla Capitolina. Ho fatto dei Test Match con la Nazionale Maggiore contro Inghilterra e Giappone. Quest’anno ho avuto la prima convocazione per il Sei Nazioni.

Come ti senti quando sei in campo?

Sopraffatta, in senso buono: il campo mi coinvolge completamente, dimentico tutto il resto. 

Parliamo del Sei Nazioni: cosa puoi raccontarci?

Un sogno che si realizza, consapevole di confrontarmi con atlete fortissime da cui imparare. Sapevo sin dall’inizio di dover accelerare questo processo in funzione del livello richiesto in campo e grazie ad un capitano come Elisa Giordano (terza linea centro della Valsugana Rugby Padova), non ho percepito l’ansia perché mi sono sentita protetta dalla grande esperienza di chi avevo intorno. 

Come vedi il movimento rugbistico femminile italiano rispetto al contesto internazionale, anche a confronto con quello maschile?

La Nazionale femminile risente senz’altro di un minor numero di occasioni di allenarsi insieme rispetto alla maschile; ma siamo donne, motivate e tenaci: la prova è nella scintilla che ci distingue in campo. Non parlerei di rugby maschile e femminile forse, avendo regole in comune, ma è diverso il modo di interpretare lo sport. I ragazzi riescono ad assomigliare di più ai loro avversari dal punto di vista fisico, noi da questo punto di vista presentiamo marcate differenze, visibili anche senza giocare. Puntiamo quindi su una strategia di gioco veloce e multifase, uno dei nostri punti di forza, nell’impossibilità di sfruttare soltanto le debolezze delle avversarie. 

Ci sono nel nostro club tra le giovani u 16, delle ragazze che hanno le qualità per arrivare a vestire un giorno la maglia azzurra? Cosa ti senti di suggerirgli per arrivare a giocare al Sei Nazioni?

Sicuramente ne ho viste un paio veramente promettenti, una davvero addirittura fenomenale. Il mio personale consiglio è quello di saper imparare con umiltà dalle compagne, cercare esempi a cui ispirarsi.

Abbiamo intervistato il tuo allenatore, Andrea Di Giandomenico. 

Nato all’Aquila nel 1975, è stato mediano d’apertura nell’Aquila Rugby e nel Reggio Emilia di cui fu anche allenatore. Premiato dal sito Scrum Queens come “Best Women’s Word Coach 2019”, allena con crescente successo la Nazionale dal 2009: sotto la sua guida le azzurre hanno raggiunto lo storico secondo posto al Women’s Six Nation 2019 con tre vittorie, un pareggio e una sconfitta contro l’Inghilterra che si aggiudicò il torneo. È attualmente impegnato con il Sei nazioni in preparazione dell’incontro con la Scozia.

Andrea, che informazioni puoi darci sulle caratteristiche di Beatrice Capomaggi?

La prima cosa che la caratterizza e la accomuna alla sua compagna Benedetta Mancini è la capacità di relazionarsi all’interno del gruppo squadra in maniera molto positiva; ottimo l’adattamento alle metodologie di allenamento, presupposto importante da cui partire.

Beatrice ha giocato titolare le prime due partite in maniera molto soddisfacente, “solita coraggiosa” in difesa e piuttosto ben integrata per quella che può essere la sua evoluzione, ricordiamo che ha esordito a novembre prima di impegnarsi con le due partite del torneo; sono tempi relativamente brevi in cui ha mostrato di sentirsi a proprio agio all’interno dei meccanismi della squadra. Efficace sui placcaggi e sulla distribuzione nel movimento, dovrà sicuramente lavorare sui tempi di gioco. Bisogna dare il tempo necessario a queste ragazze per trovare i tempi che a livello internazionale si riducono. La sfida di Beatrice è sicuramente una maggiore reattività in alcune situazioni ma nel complesso siamo senz’altro soddisfatti delle sue prestazioni. 

Una domanda tecnica a Di Giandomenico anche da Andrea Cococcetta, Allenatore della Prima Squadra Capitolina, che ringrazio personalmente, e che ha definito il suo collega e amico aquilano “uno dei migliori allenatori che abbiamo in Italia in questo momento”. 
In rapporto alla prospettiva di queste ragazze, che è il prossimo Mondiale oltre al Sei Nazioni, quanta qualità c’è che ci permetta di rimanere a questo livello per i prossimi tre o quattro anni e mantenere la Nazionale a questo livello con un progetto a media o lunga scadenza? 

Dopo la Coppa del Mondo del 2017, con giocatrici che hanno interrotto la loro carriera a seguito di quell’esperienza, ci siamo posti molti quesiti. Ma le nuove ragazze che si sono affacciate all’interno del gruppo hanno risposto positivamente ad un coinvolgimento ad alto livello. Guardiamo al 2021 sperando di partecipare alla Coppa del Mondo, rispetto alla quale io mi ritengo ottimista. I numeri rimangono esigui, ma c’è una consapevolezza di tutto il movimento su cosa significhi preparare le ragazze alle sfide che vanno oltre il campionato. C’è l’incremento di squadra nel campionato a 15 che è sicuramente un punto di partenza, i settori giovanili si stanno sviluppando e questo è cruciale nel mantenimento di una consistenza nel tempo anche a livello prestativo. I Club per primi hanno risposto in maniera efficace creando dei presupposti a livello di strutture e di staff competenti. Hanno creato nelle ragazze che si approcciano a questo sport una consapevolezza su cosa vuol dire prepararsi a uno sport, al di là del livello a cui si arriverà a giocare. Parallelamente c’è il progetto che la Federazione sta sviluppando sulle aree U 18 e che ha come prospettiva quella di una Nazionale U20, per una solida base futura. È difficile investire nel nuovo, ma bisogna saper osare. Per noi la sfida è creare opportunità affinché queste giocatrici facciano esperienza, anche a livello planetario. Le competizioni saranno sempre più dure, ma io credo che possiamo fare la nostra parte in maniera importante. 

Beatrice torniamo a te: qual è la figura femminile che consideri un modello assoluto per te oggi?

Sara Barattin, mediano di mischia del Villorba e della Nazionale: per la leadership, il senso del sacrificio, la capacità di divertirsi in partita. Nell’ultimo incontro con la Francia a più di trent’anni ha attraversato tutto il campo di corsa: ha segnato la meta senza mostrare alcun segno di fatica, ha solo sorriso, era felice e basta.

Nello sport in che modo competono gli uomini e in quale le donne?

Diciamo che la profondità con cui viviamo le cose può amplificare alcuni tratti competitivi, persino l’invidia, che della competizione è il lato insano; il rugby tuttavia è uno sport che neutralizza questi aspetti, basato sul sostegno e il sacrificio reciproco.

Tu e la tua generazione credete nel futuro?

Intorno a me vedo un po’ di smarrimento, un vuoto di scopi che spesso si tenta di colmare postando sorrisi su Instagram. Naturalmente tutti utilizziamo i social, ma quello che conta è costruire punti fermi, obiettivi reali: la famiglia è fondamentale. Io ho avuto alle spalle la strada spianata, dai “sì” e dai “no” insindacabili, dalla distinzione tra bene e male. La risposta è nella famiglia e nei valori che sa trasmetterti.

L’ultima domanda a Beatrice è sull’amore: non tanto per il suggestivo richiamo dantesco evocato dal nome, ma come epilogo di un animo inaspettatamente aperto e sentimentale. 

Il suo tentativo di controllo verbale sulle questioni di cuore, naufraga in un avvitamento di frasi contraddittorie, di dita nervose, ma la  precoce sensibilità di cui è dotata coglie l’ingranaggio principale, il mistero del sentimento amoroso: l’insanabile conflitto tra ragione e desiderio e lo sforzo della mente per placcare il cuore e destinarlo a chi davvero lo merita. 

Beatrice Capomaggi resta qualche minuto in silenzio a fissare la danza inespressiva delle cornacchie sul campo uno. Si chiude il secondo ritratto femminile bluamaranto col profilo di una grande atleta, di una giovane donna piena di fascino: quello di chi mostra con coraggio tanto la forza quanto la debolezza. 

Maria Palombella

ARCHIVIO TACCHETTO 21

1.024 visite
Serie A
Rugby Noceto44
Unione Rugby Capitolina42
I Medicei42
Amatori Catania39
Rugby Napoli Afragola32
Pesaro Rugby30
I Cavalieri Prato Sesto23
Civitavecchia Rugby22
Romagna RFC14
Rugby Perugia13
SERIE A FEMMINILE 
Valsugana Rugby45
Villorba Rugby45
Rugby Colorno31
Unione Rugby Capitolina18
CUS Torino13
Benetton Rugby11
CUS Ferrara Rugby1

RISERVATO AI SOCI

Cena Sociale 2020

Le tradizioni, quelle belle, vengono portate avanti con orgoglio, senza che vengano dimenticate. Era l’8 aprile del 2016, l’ormai distintiva giacca dei Veterani veniva sfoggiata con orgoglio in una delle sue prime uscite ufficiali, il rugby femminile faceva capolino con le socie del tag, Giorgio Scoccini veniva premiato per aver raggiunto il traguardo delle 100

Leggi tutto…


Total 66849 901825
Today 75 168
This Week 1517 15301
This Month 3268 82149