Paolo Gentilini si racconta

13 Maggio 2020

Fino ad inizio marzo eravamo abituati a vedere le sue distese di attrezzi (conetti, scalette, ostacoli, palloni delle più svariate dimensioni ecc.) posizionate meticolosamente sul campo per formare intrecci, percorsi e sfide  ideati per il divertimento e soprattutto per lo sviluppo motorio di Under 8, 10, 12 e 16.

Paolo Gentilini, preparatore atletico minirugby e juniores si racconta tra quarantena, allenamenti in remoto e consigli per ricominciare ad tornare in forma.

Ciao Paolo, è iniziata la fase 2. Sei mai stato così tanto tempo lontano dai campi? Come sta andando questa quarantena?

Si resiste, proviamo ad adattarci. Come nel rugby del resto le situazioni cambiano improvvisamente: bisogna adeguarsi e cercare di trovare una soluzione. È dura lontano dal campo. Mancano le urla dei bambini, le risate e la quotidianità con i ragazzi, come se qualcuno avesse messo in pausa l’ascolto di una bella canzone all’improvviso.

Sei arrivato all’URC da relativamente poco tempo. Vuoi fare una breve presentazione? 

Ho iniziato a collaborare con l’URC nel febbraio 2019. Sono un grande appassionato di sport, mentre con il rugby è vero e proprio amore, per la grande valenza educativa, formativa e per l’influenza che ha avuto nella mia vita. Come dico spesso il Rugby è un modo di vivere: è una maglia che non togli più dopo averla indossata

Già conoscevi il Club? Che ambiente hai trovato?

Certamente, negli anni spesso ci siamo affrontati e confrontati sui campi da avversari sportivamente parlando. Non ho avuto problemi di inserimento grazie all’apertura, al confronto e alla collaborazione di tutto l’ambiente. Provenendo da una realtà come il Frascati Rugby Club  – Club amico e partner per quanto riguarda la Seniores Femminile – in cui si è abituati alla cultura del lavoro e dell’impegno, ho avuto la conferma di ciò che si percepisce dall’esterno. Professionalità, senso di appartenenza e l’importanza della formazione come filo conduttore sono elementi che stimolano ogni giorno a fare e dare sempre il meglio. Credo che l’URC, nonostante la giovane storia, sia al servizio delle giovani leve per accompagnarle nel percorso di crescita.

Ti occupi dell’attività motoria dei bambini del minirugby e dei ragazzi dell’Under 16. Che differenza c’è nel modo di gestire il gruppo?

Sono in due tappe diverse del famoso percorso di formazione a lungo termine. Con i bambini l’aspetto ludico riveste una grande importanza. Le proposte hanno come fine l’ampliamento in maniera multilaterale del bagaglio cognitivo e motorio, anche con esperienze lontane dal rugby ma che permettono l’instaurarsi di tutti quei meccanismi che stimolano l’elaborazione di strumenti, il cui utilizzo sarà importante anche per una migliore performance “domani”. 

In under 16 siamo all’inizio della specializzazione. È importante far capire che l’apprendimento di qualsiasi cosa debba essere “consapevole”. I ragazzi devono comprendere il perché, il fine per cui si fanno le cose. Devono rendere personale tutto quello che imparano iniziando un percorso di autonomia che li porterà ad esprimere il proprio massimo in ogni ambito. Iniziare a costruire obiettivi individuali e collettivi, ascoltarsi e riempire la borsa delle giuste motivazioni sempre.

Tutto ciò rappresenta una grande responsabilità per noi formatori. Il mio obiettivo è sbagliare il meno possibile ad ogni allenamento, per facilitare la crescita dei bambini e dei ragazzi.

Durante questa quarantena hai organizzato delle sfide con i ragazzi della 16: come è stata la partecipazione?

Oltre ogni più rosea aspettativa. Grazie ad Alessandro e a tutto lo staff i ragazzi sono stati impegnati tutti i giorni in allenamenti e sfide diverse e stimolanti. Colgo l’occasione per evidenziare il grande lavoro condotto in tutte le categorie dai più piccoli ai più grandi da parte degli educatori e allenatori durante la quarantena, rispettando quella continuità che rappresenta uno dei principi più importanti del nostro sport

Con i più piccoli come è andata?

In under 10 e 12 abbiamo strutturato insieme ai responsabili anche un appuntamento settimanale specifico riguardo la motricità. Dietro una tastiera, per noi animali da campo (passatemi il termine), è stato ed è molto complicato trasmettere e stimolare. Cerchiamo di mantenere il senso di appartenenza al gruppo squadra e al tempo stesso offrire un minimo di attività nei limiti e nel rispetto delle possibilità di ogni famiglia, cercando di richiamare tutti gli elementi appresi in campo, da cui poi si ripartirà speriamo presto. Ovviamente la presenza degli educatori a supporto rafforza positivamente i bambini che hanno continuato ad avere i loro riferimenti anche in questo particolare periodo

Attorno a te vedi più una paura di tornare ad allenarsi insieme o la voglia di riprendere, prendendo tutte le misure di sicurezza del caso? Tu invece come la pensi?

Posso affermare con grande orgoglio che in under 16, ma credo un po’ ovunque, si scalpiti per tornare ad allenarsi dal vivo. Dovremo essere bravi a rispettare tutte le indicazioni che ci verranno date per riprendere nella massima sicurezza, convivendo con questo “avversario” e alla fine vincere la partita. 

Sarà un’opportunità per concentrarsi su quegli aspetti che durante la normalità per esigenze o priorità varie non si ha il tempo di analizzare. C’è il timore di non poter riprendere da dove abbiamo lasciato, ma sono sicuro che ci sarà modo di cogliere le occasioni che questo adattamento ci offrirà per crescere sotto tanti punti di vista, professionale ma soprattutto umano.

Secondo te ci saranno cambiamenti sulla metodologia della preparazione fisico/atletica e sugli allenamenti?

La pfa, con alcuni accorgimenti, credo possa mantenere una programmazione e una struttura simili a quella solita. 

Dal punto di vista tecnico si dovrà tenere conto delle tante limitazioni ma al tempo stesso per i grandi ci si potrà concentrare su tutte le abilità individuali generali e specifiche per ruolo. Per i bambini attraverso un’attività incentrata ancor di più sulla multidisciplinarietà il periodo di transizione sarà meno indolore e ugualmente divertente.

In questo periodo qualcuno inevitabilmente si è lasciato un po’ andare. Che consigli ti senti di dare a chi è stato fermo e vorrebbe riprendere l’attività fisica?

Per gli amanti dell’allenamento il rispetto della gradualità e della progressività del carico è fondamentale. Basterà poco tempo per tornare al livello di efficienza fisica adeguato. Per tutti gli altri è l’occasione di scoprire e rivalutare l’importanza del movimento come un mezzo per il benessere psicofisico. Facciamo che due tre sedute settimanali di pratica, abbinate al rispetto di alcuni principi base alimentari, diventino una sana abitudine. Mai come in questo periodo abbiamo sentito la naturale esigenza del nostro corpo di muoversi, ognuno in relazione alle proprie possibilità ma con obiettivi chiari e raggiungibili.

Un caro saluto…  a presto!

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