
Nuovamente in campo i Leones Capitolini, la folle squadra di coloro che a tutte le età continuano ad amare il rugby e a indossare con orgoglio i colori della Capitolina. Un gruppo eterogeneo, rumoroso e irriducibile che ogni volta riesce a trasformare una semplice partita in una piccola epopea ovale.
Questa volta l’appuntamento era contro gli “omonimi” Lion’s della base NATO di Napoli: squadra sempre ben organizzata, composta da ragazzi solidi, muscolosi e decisamente in forma. E quando capita – come quest’anno – che tra i militari di stanza a Napoli ci siano diversi inglesi e australiani che il rugby lo sanno giocare davvero, il livello si alza e, con esso, il divertimento.
I Leones non si sono fatti intimidire e hanno messo insieme una formazione degna della loro tradizione: una macedonia rugbistica di età, esperienza e condizioni atletiche discutibili, con giocatori rigorosamente non allenati che andavano dai 25 ai 72 anni.
In campo si sono visti fratelli, cognati, cugini, padri e figli, campioni di un tempo e neofiti assoluti. Il tutto sapientemente diretto e amalgamato dal Coach Assi, che è riuscito a trasformare questo assortito gruppo umano in una squadra vera, capace di competere fino all’ultimo minuto con gli amici anglo-napoletani.
La partita si è sviluppata su tre combattutissimi tempi da 20 minuti, con azioni dure, ritmo sorprendentemente alto e grande spirito di amicizia. Alla fine il risultato più giusto: tre mete per parte, un ecumenico pareggio che ha lasciato tutti soddisfatti.
Come sempre, però, il tabellino non racconta tutto.
Tra i momenti memorabili della giornata:
La “facciata” di Greg su Tajola – nelle intenzioni doveva essere un placcaggio, nella realtà è diventato un memorabile scontro di zigomi, con taglio per entrambi e successiva sapiente opera di “strip-repair” del Doc Costantini.
La ripartenza da ruck di Dino, versione solitaria del “io contro sette ma vado tranquillo, tanto qualcuno prima o poi arriverà”.
Benno, inizialmente designato arbitro, che dopo pochi minuti ha deciso che arbitrare era sopravvalutato: “Ma de che? Io voglio giocare!”. Il fatto che il giorno dopo dovesse affrontare una partita di Serie B da 80 minuti è stato considerato un dettaglio trascurabile.
Il confronto filosofico sul concetto di placcaggio alto, pacatamente illustrato da Brunetto a Grilloska.
Il piloncino NATO da circa 150 kg che al primo impatto è atterrato sulla schiena di Gianvittorio. Nulla di grave: un paio di sedute di fisioterapia e tornerà come nuovo… o quasi.
Lollo, arrivato con la claque delle amiche al seguito per ammirarlo, che è stato prontamente ricondotto alla realtà da un placcaggio dell’“amico” Tajola e da un secondo intervento mentre volava per recuperare un pallone in aria.
E queste sono solo quelle che qualcuno ricorda.
Poi, come ogni vera giornata di rugby impone, si è passati alla parte più attesa: il terzo tempo.
Ad accogliere tutti c’era Mastro Fabio, che aveva preparato una tavolata degna dell’occasione: tartine, pizzette, prosciutti, patatine, formaggi e salami in quantità. Poi è arrivata la pasta e via con una poderosa Amatriciana collettiva.
Nel frattempo si accende il maxischermo: è il momento di Irlanda – Scozia del Sei Nazioni, perfetto accompagnamento per il dopopartita.
Durante l’intervallo arriva però il momento più emozionante della giornata: la celebrazione delle 70 primavere di Claudio Fiorini, ormai figura mitologica degli Old della Capitolina.
Il generosissimo Claudio non si limita ai ringraziamenti:
18 bottiglie di spumante, crostate, biscotti e dolci di ogni tipo – sembrava di essere da Mondi – più sigari, grappa e ogni genere di conforto. Un gesto che ha confermato, se mai ce ne fosse stato bisogno, quanto grande sia il cuore di Claudio.
I festeggiamenti sono andati avanti per tutto il pomeriggio, tra racconti, risate e inevitabili revisioni epiche delle azioni di gioco.
Perché con i Leones funziona sempre così: il rugby è solo l’inizio della storia.
Alla prossima, Leones.
Appuntamento al 12 giugno, quando arriverà una squadra da Bordeaux per scrivere un altro capitolo di questa gloriosa e divertentissima follia ovale. 🏉
