LA STANZA OVALE. Consigli e approfondimenti a bordo campo

10 Marzo 2016

Ora gioco anch’ io

“Stefania, non mi lasci sola domani, vero?” dice Ana al telefono venerdì pomeriggio. “Pensavo proprio a questo” rispondo io, “no, tranquilla non ti lascio sola, a domani”. Non si lascia mai sola una compagna di squadra è una vita che lo insegno ai miei figli, domani tocca a me. Parlo con mio marito e mi dice che se devo posso, rispondo: “non devo, Voglio!”. Lui ride, anche io. Caffa ci accorda il permesso, poi le convocazioni ufficiali in chat. I messaggi sono immediati, tutte ci sostengono, domani saremo noi due, ma sentiamo tutta la nostra squadra con noi. La mattina arriva veloce, oddio la maglia! Chiamo Valerio: “Vale hai per caso una maglia da gioco …?” “A cosa ti serve mamma? No, non me lo dire”; risponde lui. Poi arriva mi consegna due maglie, mi guarda e va via; Maria , la sua fidanzata, ride. Parto, la via Flaminia, il Raccordo, uscita numero 19-20, ma dove vado, mi domando, cosa vado a fare. Mentre guido comincio a realizzare che non so bene cosa sto facendo. Vado ad un torneo di touch misto: non ho mai giocato a touch. Vado con la squadra dei Toccati: si, ma chi sono? Si corre, mi ricorda Monica mentre mi guarda con un sorriso divertito. Comunque mi sento allegra. Continuo a guidare, e sorrido e non riesco neanche ad immaginare cosa troverò eppure sono sui campi da anni, tutti i giorni a tutte le ore, con tutte le temperature. Si ma oggi è diverso, oggi gioco io. Gioco, che parolona, ci provo! Arrivo, palloncini rosa, vento, nubi, e tanta gente. Ed ora? Subito ecco Livio, mi accoglie e dice “grande!”, “non lo dire ai miei figli, ti prego!” rispondo. Poi Dodo, lui mi istruisce sul gioco, le regole, le strategie … subito in squadra. E poi Mario, Rodolfo, Nicola, Alessandro, Francesco, Tommaso. Corsetta, passaggi, strategie, cerchio … sono in squadra. Finalmente arriva Ana, mi confida i suoi pensieri durante il viaggio … i miei. Che privilegio un pomeriggio con lei! Ci guardiamo, ridiamo e poi pronte. Si comincia. I nostri compagni di squadra, i Toccati, veri gentiluomini. Ci guidano, ci sostengono, ci incoraggiano. Il pomeriggio corre veloce. Il torneo finisce e non siamo neanche arrivati ultimi: fantastico!
Che dire?!
Ho sempre creduto nel rugby e nei suoi valori.
Ho sempre vissuto come un privilegio il poter accompagnare i miei figli ai campi. Non ho perso mai un allenamento, una partita. Ho preso sole, acqua, vento. Ho preparato un numero infinito di torte e panini per il terzo tempo. Ho cambiato quattro lavatrici. Ho comprato piu’ scarpini che scarpe. Mi sento parte di questa grande famiglia capitolina, ho sempre pensato che è il posto migliore per crescere dei figli e farli diventare belle persone, uomini degni di essere uomini. Ho sempre ringraziato Dio di averlo potuto fare perché crescere i figli con l’aiuto di tante altre belle persone è piu’ facile, non ci si sente mai soli.
Ora però è diverso, è più bello. Il sabato mattina c’è la mia squadra di flag, e poi con il touch misto abbiamo iniziato una bella avventura, vogliamo continuare: tutte.
Ora gioco anche io e … mi piace tanto!
Stefania Iachizzi

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