Veterani a spasso in Borgogna

8 maggio 2018

Riposo Partenza team versione elegante - Copia Team versione gioco - Copia

a zonzo per la Borgogna Amici   DegustazioneI filari di viti in Borgogna sono bassi e probabilmente non sapremo mai perché ma questo non conta.
Si parte dal binario 9 ¾ anche se la nostra destinazione non è Hogwarts. Occorre avere fede per attraversare la barriera e a testa bassa, uno ad uno, tutti i membri della brigata capitolina si tuffano in corsa attraverso il muro e ci ritroviamo a Beaune passando tra distese verdi, castelli, corsi d’acqua ed estesissime macchie di giallo intenso.
Siamo nella regione dei vini e il viaggio inizia subito con una visita alla cantina che si affaccia sulla piazza principale del paeCompagni di squadrasino. La nostra guida francese sciorina nuConsegna magliemeri, nozioni, ci mostra botti, cita profumi, aromi, annate, cru ma intorno a lui l’interesse non è concentrato sui suoi racconti bensì su quei calici, distribuiti all’ingresso, che attendono di essere riempiti dal frutto finale delle “fatiche” che ci sta illustrando.
Tra una tappa e l’altra previste dalla visita qualcuno resta indietro. Le bottiglie non sono ancora vuote e non sarebbe gentile sprecarle così. Il vino non è all’altezza delle aspettative ma questo aspetto è trascurabile quando l’atmosfera si fa leggera, ci si scalda, si ride e ci si prende anche un po’ in giro. Abbiamo aspettato un anno questo momento, i piedini di Alessandro sono diventati più lunghi e adesso ci conosciamo e ci vogliamo bene un po’ di più.
Prima di lasciare Beaune facciamo un salto all’hotel Dieux, un ospizio per i poveri che il cancelliere del duca di Borgogna e sua moglie fecero costruire a metà del 1400 e che ha funzionato grazie ai proventi ricavati dallo smercio dei vini fino a quando, nei primi anni 70, è stato trasformato nell’incredibile museo che è oggi.
Nel cortile interno sono le mattonelle colorate dei tetti a catturare gli sguardi. Lo spazio è ampio e relativamente vuoto e la fantasia ci porta ad immaginare come quegli ambienti qualche secolo fa potessero essere popolati da un via vai di piccole suore strette in divise castigate e con il capo coperto da improbabili veli. Le file di letti allineati uno dietro l’altro ci ricordano la levataccia che abbiamo fatto al mattino e tutti vorrebbero affondare in quei materassi che hanno l’aria di essere tanto comodi.
Ci congediamo. Le mani abili di Patrizia, Alberto, Nanni ed Enrico ci conducono a Digione dove passeremo le prossime tre notti dormendo in un ex monastero e consumando le nostre colazioni in un bellissimo refettorio con archi a sesto acuto e volte a crociera.
Non abbiamo ancora visto i vigneti e Giulio si chiede da dove arriva tanta uva. Il mattino successivo non si contano gli ettari di filari che si estendono a perdita d’occhio mentre raggiungiamo il domaine Cornu, sì! Di padre e figlio Cornu, proprio così.
Altra discesa nelle cantine, ancora vino che allieta i nostri palati, il sole ci fa un bel regalo e ci fa onore della sua presenza per tutto il percorso che facciamo dopo pranzo in bicicletta, sulle strade di campagna dove ogni tanto incrociamo sottili trattori. Laura si destreggia benissimo anche con le due ruote, non avevamo dubbi, era impossibile che non sapesse andare in bici una pischella come lei!
Alla sera andiamo a conoscere il nostro “nemico” nella club house di St Apollinaire. L’accoglienza è impeccabile, sono tutti gentili, simpatici, generosi, impazienti di riceverci. I colori della bandiera italiana sono ovunque ma l’atmosfera è rovinata dall’arrivo di un’antipatica notizia: tutti i voli di domenica sono stati cancellati per uno sciopero che interessa tutta la Francia.
Parte una ricerca forsennata alla soluzione alternativa, siamo tutti con i cellulari in mano a navigare tra siti di compagnie aeree, linee ferroviarie, autonoleggi e tutto quanto sia in grado di riportarci a casa. Ma domani si gioca, non ci si può far sconfiggere dalla frustrazione. La notte porterà consiglio.
La colazione del giorno dopo prevede, oltre al buffet, qualche pillola magica per combattere gli acciacchi. Nonostante ancora non si sappia come dare una soluzione al rientro in Italia siamo carichi, perché sappiamo che alla fine la soluzione si troverà.
I nostri leoni scendono in campo con coraggio, determinazione, grinta, pronti a tenere in alto i nostri colori, in barba ai legamenti infiammati, alle contusioni, ai soffi al cuore, ai polmoni perforati, alla sfiga e agli scioperi del cavolo. Alla
fine del torneo a vincere sarà la volontà, la simpatia e sopra ogni cosa l’amicizia, quella che ci fa ballare, cantare a squarciagola le canzoni dei partigiani (ma anche quelle ispirate alla propaganda fascista) insieme ai cugini francesi. Qualcuno prende le distanze ed esce fuori a fumare ma è evidente che è solo un gioco. Fortunato, non contento dei centimetri di cui madre natura gli ha fatto dono, sale sulla sedia e con un karaoke dai colori sgargianti costellato di pietre Swarowski gentilmente fornito da Emanuela, ci delizia con le sue qualità canore.
Domenica si torna a casa passando tra paesaggi popolati da elfi e nani che conducono a Ginevra, sparpagliati su due o tre voli diversi ma sempre in contatto. Ci sentiamo ancora più amici e non vediamo l’ora di lanciarci di nuovo attraverso la barriera di mattoncini rossi dove solo chi ci crede riesce a passare.
Mago Alberto sta già preparando il prossimo invito e tutti noi abbiamo già iniziato il conto alla rovescia.

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Giro bici 1

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