IV° Torneo Paolo PIva

31 Maggio 2017

Anche quest’anno, a fine maggio, si è tenuto il Torneo in ricordo di Paolo Piva, socio fondatore della Capitolina, scomparso prematuramente ma sempre presente nei cuori di chi lo ha conosciuto, e nello spirito della Capitolina, che lui ha così tanto contribuito a forgiare e crescere. Quest’anno hanno partecipato le squadre old del Seregno Rugby (un gradito ritorno per noi, un appuntamento ormai consolidato per il Seregno), del Viterbo con il quale ormai la partnership sta sempre più evolvendo verso un vero e proprio sodalizio, e due compagini capitoline, suddivise in “bianchi” e “Barbarians”, mentre dalla Francia sono giunti gli amici dello Stade de Reims Rugby Club. Appuntamento alle 15.30 alla Capitolina, inizio partite alle 17.00 con la segreta speranza che l’anticiclone africano conceda un pò di tregua dalla calura. E così è stato, nel senso che nonostante la temperatura decisamente estiva, la bassa percentuale di umidità ed una leggera brezza hanno fatto sì che il caldo non risultasse opprimente. WP_20170527_19_39_53_ProSi gioca su due campi, con i Francesi che iniziavano le danze contro i Barbarians sul campo in sintetico, mentre Viterbo e Seregno si confrontavano su quello in erba.

Gli incontri proseguono poi in maniera tale da fare sì che le due compagini capitoline si incontrino a turno con gli ospiti, senza scontrarsi tra di loro. Il Viterbo domina l’incontro con i bianchi, che a loro volta pareggiano contro il Seregno, mentre i Barbarians pareggiano lo scontro con i francesi per poi vincere contro Seregno e Viterbo.

Buon rugby, giocato a buoni ritmi e molto fisico, ancorché corretto. Tuttavia i risultati del confronto si vedono, con contusi, infortunati (fortunatamente non gravi), e qualche incerottata volante.

Chiude il torneo un incontro tra i bianchi (“ipervitaminizzati” da innesti di qualità e “quantità”) ed i francesi. I bianchi infatti “arruolano” il gigante buono Mastrodomenico (rivederlo in campo è stato un vero piacere), Cesare “Ceddu” Marrucci, Seba Caffaratti e Grilloska (che peraltro è sembrato aver dimenticato le sue famose “ipotenuse” a casa…). La regia viene affidata al buon Tommaso Piva, che si assume l’onere di prendere in mano avanti e tre quarti per andare all’assalto del fortilizio francese.

Che si sarebbe trattato di una sorta di disfida di Barletta si vede sin dall’inizio, quando vengono suonati gli inni nazionali, e i francesi salutano togliendosi il cappello e lanciandolo a terra, in un gesto di sfida cortese degno di altri tempi.

Comincia la partita, e gli scontri sono veri scontri. Nessuno è disposto a cedere un centimetro, e anche chi normalmente manifesta una certa ritrosia al contatto fisico, parte a testa bassa contro il pack avversario come un toro a cui un incauto viandante abbia agitato davanti un panno rosso (in questo caso arancione, ovvero il colore della maglia del Reims).

I francesi sono stupiti da questa veemenza e mostrano una certa imprecisione nei passaggi, dimostrando di soffrire la pressione, ma da vera squadra riescono a ricompattarsi e riorganizzarsi dopo poco. La battaglia è dura e volano anche qualche spintone e scappellotto da parte di chi, a torto o a ragione, vuole “enfatizzare” una entrata giudicata troppo dura oppure ai limiti del regolamento.

Comunque nulla di particolarmente rilevante, e le piccole scaramucce si chiudono ancor prima di cominciare.

Dopo numerose fasi alterne e venti minuti giocati intensamente, la partita si conclude con il punteggio di due mete a uno in favore dei capitolini. Al riguardo c’è da registrare che forse la prima meta era viziata da un passaggio in avanti, ma le proteste dei francesi si limitano (sportivamente..) a qualche accenno verso l’arbitro, che tuttavia giudica l’azione regolare. Al fischio finale il verdetto del campo viene accettato da tutti, perché nel rugby si perde ma non si esce sconfitti.

Cessate le “ostilità” ci si raduna tutti al centro del campo a celebrare il rugby e il ricordo di Paolo. Poi il “corridoio” e tutti verso il Palatinari per le celebrazioni di rito, con tanto buon cibo, buona musica e bevande più o meno alcoliche a fare da “facilitatrici” per la trangugiata.WP_20170527_19_40_57_Pro

Sui tavoli campeggiano due meravigliose porchette arrosto, dono in natura dei nostri amici viterbesi, invero molto apprezzate e spolverate velocemente dai famelici giocatori, nonché dai loro ospiti.

Ovviamente la regina della festa è la birra, che scorre a fiumi e solleva le ugole arse e provate dalla recente tenzone. Ma anche vini e vinelli non sono da meno, il tutto ad aumentare l’allegria ed il divertimento.

Ad inframezzare la festa, la premiazione delle varie squadre intervenute, la restituzione ai francesi del “bouclier della sconfitta” regalatoci durante l’ultimo incontro in Francia (con la speranza che resti a Reims anche dopo i futuri incontri), lo scambio di doni tra le varie squadre, ed un breve ricordo di Paolo pronunciato dai suoi familiari.

Poi la festa prosegue, tra canti balli e risate, nonché scambi di capi di abbigliamento che danno origine a tenute quanto meno stravaganti, per chiudersi a notte inoltrata, con più di qualcuno che manifesta qualche difficoltà motoria dovuta in parte alle fatiche della giornata e (molto) ad un tasso alcolemico nel sangue che lo rende simile per composizione chimica ad un antigelo per radiatori, con tracce, ma giusto tracce, di emoglobina e piastrine.

Insomma, anche quest’anno il torneo in ricordo di Paolo è stato un successo, per numero di partecipanti (cinque squadre, 120 giocatori e 200 persone al terzo tempo), quantità di cibo e bevande consumati (18 kg di pane, 6 teglie di patate arrosto, 38 kg di deliziosa porchetta viterbese, 180 litri di birra, 200 porzioni di lasagna al forno, 15 bottiglie di superalcolici vari etc etc etc), e soprattutto per lo spirito che lo ha animato.

E buona parte del merito di ciò va a coloro che si sono fatti maggiore carico per organizzare e far svolgere nel migliore dei modi questo appuntamento così importante. È grazie a loro ed al loro oscuro sacrificio che ogni anno riusciamo a ricordare Paolo nel migliore dei modi. Arrivederci quindi all’anno prossimo, e buon rugby a tutti.

 

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