| I SENATORI CAPITOLINI: BILANCIO DI UN ANNO SPORTIVO SPLENDIDO |
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| Domenica 19 Giugno 2011 21:24 | |||
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E infine è ora di fare i conti, tirare le somme di una stagione sportiva vissuta al 120% da noi veterani di mille battaglie, onerati dagli anni e dagli acciacchi, dalle panze e dai bagordi, dalle famiglie (gioia tanta ma anche un po’ freno alle nostre smanie) e dagli impegni. Eccoci qui a guardarci in faccia e a ripeterci quel grazie che ci siamo detti mille e mille volte sul campo ad ogni ulteriore testimonianza di impegno e abnegazione. E così idealmente ripercorriamo un’annata di gioco con tante, tante partite sulle spalle. Guardandoci indietro rivediamo maglie di diverso colore e facce sconosciute o poco familiari che entrano in campo con noi e ne escono applaudendoci e ricevendo il nostro applauso ma anche fratini verdi e blu che scorrazzano su e giù per il campo, al buio riempito dai fari o alla luce del sole sul nostro campo due volte alla settimana. Quanta fatica, quanti scontri per non parlare delle polemiche e delle prese in giro: quanta soddisfazione per un gruppo sempre dinamico ma quanto mai compatto. E i risultati del lavoro fatto in campo si sono visti eccome quando abbiamo avuto di fronte altre squadre, quasi tutte superate senza patemi d’animo e sempre presentandoci all’appuntamento in un numero strabiliante. Nell’occasione in cui eravamo meno numerosi ho contato 28 persone con la mia stessa maglia. La regola del si vince-si perde quest’anno sembra essere saltata con un netto 85-15% ma non è importante. Quello che davvero conta è che tutti ci siamo impegnati a fondo non solo in campo ma anche in modo da organizzarci la vita in funzione della squadra, l’unica realtà che ci ha veramente coinvolto e appassionato al di là degli impegni che normalmente persone della nostra età hanno. Pochi giorni fa un nostro compagno, cui ho fatto la corte per anni prima di riuscire a riportarlo al campo (ora è più tossico di me!), mi ricordava la frase che ho usato per convincerlo definitivamente dato che lui cercava di mettere la moglie davanti al rugby: “Dille che il rugby era con te prima che arrivasse lei”. E questo è lo spirito che ci anima: il rugby è la nostra religione e anche chi non aveva mai avuto il piacere di giocarlo da giovane ci si è adattato in pieno anteponendolo a tante altre cose e, infine, trovando il tempo per tutto. Alcuni genitori arrivati da noi per via dei figli sono ancora lì nonostante i figli abbiano smesso da un pezzo. Il rugby ti entra nel sangue e, come un virus, non ti molla più finché campi e questa è una realtà buona per tutte le età. Se poi penso che allo scadere dell’anno prossimo avrò giocato più tempo da veterano che da atleta mi viene da ridere... Non voglio dilungarmi troppo altrimenti divento di certo un po’ patetico e prosaico e di solito è mio costume cercare di rifuggire dalla banalità. Ma mi tocca chiudere nel modo più ovvio: come non ringraziare, infatti, tutti i miei compagni di sventura con cui condivido l’immensa gioia di tornare giovane e di giocare nel senso più ampio del termine? E allora GRAZIE di cuore e panza a tutti voi che mi fate stare bene e con sole quattro ore a settimana mi date la benzina per correre tutto il giorno tutti i giorni.
Mauri
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